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Johnny Hallyday: «Canto il blues con Bono e poi torno al cinema»

Di Antonio Lodetti - martedì 16 ottobre 2007, 07:00

Da Milano

Le rughe e lo sguardo duro e ironico raccontano storie che i capelli biondi vorrebbero nascondere: anche a 64 anni Johnny Hallyday è una rockstar, un duro e un rubacuori. Lo guardi e capisci che per girare lo splendido L’uomo del treno ha dovuto soltanto interpretare se stesso...Ma ora è qui per raccontare Flashback che - in versione cd o dvd - racconta il suo faraonico tour dell’anno scorso: 100 spettacoli e un milione di spettatori. E allora lui si schermisce e, se gli chiedi se è un monumento nazionale o un mito ribelle ironizza: «Tutte storie dei media; sono uno come tanti, certe mattine sto bene, altre ho il mal di testa».

Da persona normale ha fatto un milione di spettatori, gli Stones vanno sempre fortissimo: dunque il rock è vecchio?

«Non è questione di età o di rock, ma di saper fare spettacolo e di dare belle canzoni al pubblico».

Il suo disco è molto rock?

«Certo, c’è tutta la mia energia e le mie radici. L’album è il riassunto del mio passato: ora penso al futuro».


Cioè?

«Tra poco uscirà il mio nuovo album in studio, un melange di blues e country sullo stile di Taj Mahal, con strumenti tradizionali come il dobro. Ci sarà un brano, I Am the Blues, scritto da Bono e lo canteremo insieme».

Come è nata questa collaborazione?

«È venuto a sentire un mio recital a Montecarlo, poi ci siamo ubriacati insieme. Mentre bevevamo mi ha detto: “Devo scrivere qualcosa per te”. Il giorno dopo ho pensato: si sarà dimenticato, e poi in cinque giorni è arrivata la canzone».

Ha duettato anche con Zucchero.

«Sì, abbiamo inciso a Miami e avremmo dovuto cantare insieme quando è venuto a Parigi ma non se n’è fatto niente. Vedremo in futuro, Zucchero mi piace, è il vero bluesman italiano».

Lei ha cantato 20 brani in italiano, cosa prova riascoltandoli?

«Adoro l’italiano, è molto musicale, dell’Italia ho ricordi splendidi, invitatemi a cantare da voi, anche se dovrò migliorare la mia pronuncia».

Ha cantato con Elvis nel ’66, cosa ricorda di lui?

«Eravamo amici, a Parigi viveva a casa mia. La persona più gentile che io abbia mai incontrato: all’epoca era in piena forma, tornato in America è stato distrutto dalle droghe».